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Il robot che trovò il suo posto nel mondo

  • Immagine del redattore: galizzetta20
    galizzetta20
  • 16 mag 2025
  • Tempo di lettura: 3 min

Nel 2024, DreamWorks ci ha deliziati fornendoci un capolavoro dell’animazione cinematografica.

"Il Robot Selvaggio" (The Wild Robot) è una pellicola di 102 minuti scritta e diretta da Chris Sanders, un adattamento del romanzo di Peter Brown. Una nave aerea di un’agenzia chiamata Universal Dynamics, durante un tifone, perde in un’isola disabitata dall’essere umano sei esemplari di robot multiuso ROZZUM. Solo uno dei robot rimarrà illeso dalla caduta: l’unità ROZZUM 7134, soprannominata “Roz”. Il robot è programmato per aiutare in qualsiasi compito che gli venga assegnato; perciò, cerca qualunque stratagemma per rivelarsi utile agli animali che abitano l’isola, arrivando perfino a passare giorni interi per decifrare e tradurre il loro linguaggio. Purtroppo, questi ultimi vedevano Roz come un mostro da evitare. Pertanto, non trovando nessuno che accetti il suo aiuto nell’isola, Roz cerca di attivare il suo trasmettitore per far sapere ai suoi creatori di essersi persa, ma un numeroso gruppo di procioni glielo ruba perché attratto dai materiali scintillanti. Roz riesce nell’impresa di riprenderlo, ma disturba la quiete di un orso che decide di attaccarla. Mentre fugge, uccide per sbaglio una famiglia di oche, lasciando intatto un solo uovo. Dopo aver protetto l’uovo da una volpe affamata, questo si schiude e ne fuoriesce un pulcino. Questo cucciolo scambia Roz per sua madre e continua a seguirla ovunque lei vada. Nel momento in cui Roz cerca di attivare il trasmettitore per una seconda volta, il pulcino, con una beccata, lo danneggia impedendone il funzionamento. Non avendo più alternative per tornare dai suoi creatori, Roz decide di assumersi il compito di far crescere il pulcino chiamandolo Beccolustro, insieme alla volpe furbastra Fink, che aveva tentato precedentemente di mangiarlo. L’obiettivo del robot adesso è preparare il suo nuovo figlio alla migrazione che avverrà in inverno.

Il film tratta di un bellissimo rapporto madre-figlio che vede protagonisti un essere inanimato, che riesce ad andare oltre la sua programmazione solo per l’amore che prova, e un anatroccolo preso in giro dai suoi simili, cresciuto in un ambiente non suo che gli fa chiedere quale sia il suo posto nel grande cerchio della vita. Ma, questa pellicola nasconde molti altri messaggi importanti. È un film che riesce a parlare di morte e di sopravvivenza, pur rimanendo adatto a un pubblico infantile, perché la speranza e l’unione per un bene comune riesce a sovrastare anche gli aspetti più negativi della vita.

Il regista Chris Sanders e il suo gruppo sono andati oltre la trama e il racconto di Peter Brown, impegnandosi in maniera esemplare verso i confini visivi dell'estetica e dello stile. Il risultato è magnifico ed è un mix tra l’immaginario del regista giapponese Hayao Miyazaki – prendendo per esempio “Il mio vicino Totoro” - e la pittura impressionista - in primis quella di Claude Monet.  “All’inizio temevo che la CG tradizionale ci avrebbe limitato; quindi, abbiamo optato per un aspetto illustrativo e pittorico ispirato ad alcuni dei recenti lavori della DreamWorks in questo stile. "Avevamo bisogno di grazia, potenza e poesia nelle nostre immagini, e tale approccio ha fornito questo e altro ancora” - ha riferito Sanders in un’intervista. “Ci siamo concentrati sulla pittura di profondità, enfatizzando i dettagli impressionistici rispetto al realismo esaustivo. Questa scelta non solo mi ha affascinato per la sua bellezza, ma ha anche conferito alle scene un accresciuto senso di realismo ed emozione.”

Spesso si hanno dei pregiudizi sui film di animazione pensando siano solo per bambini, ma non è affatto così. Quest’opera è godibile per tutte le fasce di età, sia per la storia sia per le spettacolari animazioni. Se avete del tempo libero, vi consiglio di recuperarne la visione.


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