Recensione de "Il ritratto di Dorian Gray"
- galizzetta20
- 29 nov 2024
- Tempo di lettura: 2 min
“Il ritratto di Dorian Gray” è sicuramente una delle opere più conosciute e accattivanti dello scrittore e poeta Oscar Wilde (1854 - 1900).
Vissuto nel periodo vittoriano, l’autore continua con questo libro il solco delle sue produzioni in cui si interroga sulla borghesia della Londra del XIX secolo. Il romanzo si addentra nella letteratura fantastica, solleticando anche varie questioni morali e filosofiche, come il culto della vita e della socialità, che prevale sulle virtù.
Il romanzo narra la storia di Dorian Gray, un giovane di bell'aspetto che viene subito apprezzato dal pittore Basil che realizza un quadro per lui. La vita di Dorian subisce numerosi cambiamenti quando Lord Henry Wotton, amico del pittore, gli chiede di incontrarlo, facendolo rendere conto della propria bellezza. Gray inizia a provare invidia per il ritratto, decidendo di stringere un patto che porterà a fare invecchiare il dipinto al posto suo.
Il rapporto tra la sua immagine e i suoi tormenti sono il perno della vicenda, poiché da questo momento il protagonista si lascia sopraffare dalla mondanità sfrenata.
L’intreccio filosofico che la trama presenta è sicuramente nella ricerca del piacere, il
cosiddetto “edonismo”, valore classico ma soprattutto rinascimentale. Se da un lato la
bellezza di Gray rimane intatta, di contro la sua anima inizia a risentirne, tant’è che con il passare del tempo il dipinto gli appare sempre più cupo, al punto da costringerlo a riporlo in cantina. Dorian, stremato da questa vita, decide di squarciare la tela, ignaro che ciò lo porterà alla morte.
La lettura di questo libro ci spinge a riflettere su quanto peso diamo a ciò che facciamo durante la nostra vita. Se in un primo momento Wilde sembra voler fare un elogio alla mondanità, poi emerge, riprendendo la dottrina epicurea, la necessità di “saper pesare i bisogni”, inseguendo le proprie necessità e quei sogni che, specialmente in giovane età, sono utili al trascorrere lieto del tempo.
Pierantonio Cannistraci 4 BS



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