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Ma quindi, è omicidio?

  • Immagine del redattore: galizzetta20
    galizzetta20
  • 4 mag 2025
  • Tempo di lettura: 3 min

Secondo la Francia no, che ormai, da quasi un anno, ha introdotto l’aborto come un diritto costituzionale. Ma l’Italia come si pone a riguardo? 

A 40 anni dall’introduzione della legge 194/78, che legalizza l’interruzione volontaria della gravidanza, il tema sembra ancora suscitare grande dibattito politico e sociale, a causa di un retaggio culturale molto conservatore. Nonostante questa legislazione, vi sono ancora delle difficoltà nella loro applicazione effettiva, come, ad esempio, la diffusa obiezione di coscienza tra il personale sanitario. Circa il 70% dei ginecologi in Italia si dichiara obiettore, un dato che crea enormi disparità nell'accesso al servizio, soprattutto nelle regioni del Sud, dove la carenza di strutture che praticano aborti rende l'accesso ancora più complesso. Di questo 70% complessivo è importante dire però che il numero di obiettori non è distribuito in modo uniforme tra le varie regioni, in alcune, come la Sicilia l’88,5% dei medici si dichiara obiettore. 

Inoltre, la differenza tra Francia e Italia è l’influenza sull’opinione pubblica che la Chiesa cattolica esercita in uno stato come l’Italia. L’argomento suscita dibattito poiché nonostante l’attuale governo non abbia proposto una modifica diretta alla Legge 194, le sue opinioni riflettono una visione incentrata sulla difesa della vita sin dal concepimento. Vediamo come l’Italia, recentemente, si avvalga di mettere a disposizione, per chi lo desidera, nelle varie regioni, grazie ad un emendamento al dl Pnrr, su cui il governo ha messo la fiducia nell'organizzare i servizi dei consultori, che possono "avvalersi, senza nuovi o maggiori oneri a carico della finanza pubblica, anche del coinvolgimento di soggetti del terzo settore che abbiano una qualificata esperienza nel sostegno alla maternità". Questi soggetti sarebbero gli anti abortisti, detti anche pro life, in “supporto” delle donne. 

La paura di molte donne è che il modello italiano possa seguire le orme di quello statunitense, che ormai dal 2022, la Corte Suprema, ha annullato Roe v. Wade con la sentenza Dobbs v. Jackson Women's Health Organization, restituendo la decisione sulla legalità dell'aborto ai singoli stati. Questo ha portato a una varietà di leggi statali, alcune delle quali hanno introdotto restrizioni severe o bandito l'aborto del tutto, mentre altre hanno mantenuto l'accesso a servizi di aborto. Con il nuovo presidente, inoltre, si pensa che le normative possano inasprirsi a riguardo, nonostante Trump non ha appoggiato esplicitamente l'introduzione di un divieto nazionale, ha dichiarato che l'aborto è una questione che dovrebbe essere disciplinata dai singoli stati. E fu lui nel suo primo mandato, con le nomine alla Corte suprema di Neil Gorsuch, Brett Kavanaugh e Amy Coney Barrett ad aver posto le basi per l'annullamento di Roe v. Wade. I tre giudici sono stati tra i cinque che hanno fatto parte della maggioranza che si è espressa a favore dell'abrogazione della sentenza. Per di più, iniziative come il Project 2025 (il piano di azione realizzato da una fondazione conservatrice per il secondo mandato del neopresidente eletto), portano sgomento tra il popolo americano, diviso tra conservatori e progressisti, poiché chiede di usare la legge per bloccare l'invio per posta del farmaco. Anche se Trump ha provato a distanziarsene pubblicamente, il Project 2025 è stato elaborato da molti dei suoi ex funzionari.  

Infine, un altro punto saliente del dibattito è il periodo di gestazione entro il quale è possibile interrompere la gravidanza. Fino alla sesta settimana, in alcuni stati degli USA,  periodo molto limitato visto che alcune condizioni di salute possono mascherare i sintomi di gravidanza o indurre cicli irregolari, creando confusione. Oppure, la stessa assenza di sintomi potrebbe portare a non sospettare di una gravidanza. Tutti fattori da considerare nella formulazione di una legislazione che sia quanto più giusta possibile. A riguardo, infatti, la Francia prolunga questo periodo di gestazione fino alla 14ª settimana di gravidanza. Mentre l’Italia limita questo periodo fino alla 90ª giornata (circa 12 settimane), questo è quindi indicativo per quanto riguarda la “non posizione” che l’Italia occupa in questo ambito. 

Possiamo quindi dire che l’Italia si trova tra due visioni contrastanti sull'aborto: da un lato, una legislazione che garantisce il diritto all'interruzione della gravidanza, e dall'altro, una forte influenza culturale e religiosa che spesso condiziona il dibattito e limita l'accesso a servizi.


Lavinia Titomanlio 5 AS

 
 
 

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